La domanda «uno Psicologo può occuparsi di trauma?» è posta male. Uno Psicologo può certamente incontrare, valutare e assistere persone che hanno vissuto eventi potenzialmente traumatici. La domanda professionale più utile è un’altra: che cosa sta facendo concretamente, con quale obiettivo, con quali strumenti e dentro quale perimetro?
È da questa distinzione che conviene partire per parlare seriamente di psicotraumatologia.
Il trauma non cancella gli atti tipici dello Psicologo
L’articolo 1 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56 comprende nella professione di Psicologo l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per prevenzione, diagnosi, attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico, oltre a sperimentazione, ricerca e didattica.
Queste funzioni non scompaiono quando la difficoltà nasce dopo un incidente, una violenza, un lutto traumatico, una catastrofe, un’esperienza medica grave o un altro evento potenzialmente traumatico. Cambia il problema clinico; possono aumentare complessità e rischio; possono essere necessarie competenze specifiche. Ma non nasce, per il solo fatto che si parli di trauma, una professione differente.
Il documento CNOP sugli atti tipici descrive la diagnosi come processo di conoscenza e comprensione del funzionamento psicologico; l’abilitazione-riabilitazione come attività diretta anche a recuperare o reintegrare abilità e competenze deteriorate o perdute; il sostegno come intervento rivolto al benessere, agli equilibri adattivi, alle risorse e all’autodeterminazione.
Aver vissuto un evento traumatico non significa avere un PTSD
Una delle prime responsabilità cliniche è evitare la trasformazione automatica dell’esperienza traumatica in diagnosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che molte persone esposte a eventi potenzialmente traumatici non sviluppano un disturbo post-traumatico da stress.
Dopo un evento grave possono comparire paura, insonnia, immagini intrusive, irritabilità, maggiore vigilanza, difficoltà di concentrazione o evitamento. Sono reazioni che vanno ascoltate e valutate, senza minimizzarle e senza trasformarle subito nella prova di una patologia.
Qui la prevenzione psicologica assume una funzione concreta: osservare l’evoluzione, riconoscere vulnerabilità e fattori protettivi, individuare un eventuale deterioramento del funzionamento e facilitare l’accesso al livello di cura più adeguato.
La valutazione riguarda ciò che è successo alla persona
Non basta sapere che cosa è accaduto. Occorre capire che cosa è cambiato.
Come dorme? Riesce a lavorare? Evita luoghi, persone o situazioni? Ha ricordi intrusivi? Si sente costantemente in pericolo? Riesce a concentrarsi? Sono cambiate le relazioni? Quali risorse conserva?
Le linee NICE indicano, nella valutazione del possibile PTSD, la necessità di considerare ri-esperienza, evitamento, iperarousal, dissociazione, modificazioni negative di umore e pensiero e compromissione del funzionamento. La diagnosi psicologica non è quindi una semplice etichetta: è una mappa del funzionamento che orienta le decisioni successive.
Per approfondire: Trauma psicologico: valutazione e diagnosi dello Psicologo.
Il trauma può restringere la vita
Una persona può riuscire a raccontare l’incidente ma non essere più capace di guidare. Può essere tornata al lavoro ma evitare qualunque riunione. Può non avere più attacchi di panico e, nello stesso tempo, aver ridotto drasticamente autonomia e relazioni.
Questi problemi riguardano il funzionamento. È qui che la prospettiva dell’abilitazione-riabilitazione diventa particolarmente utile: non chiedersi soltanto «quanto soffre?», ma anche «che cosa non riesce più a fare?».
La riabilitazione psicologica non coincide con il semplice tentativo di far sparire un’emozione. Può mirare al recupero di capacità, competenze e margini di scelta compromessi. Su questo tema: Riabilitazione psicologica dopo un trauma.
Il sostegno psicologico non è una conversazione rassicurante
Sostenere non significa promettere che andrà tutto bene. Significa aiutare la persona a orientarsi nella propria esperienza, comprendere le proprie reazioni, riconoscere risorse, riorganizzare problemi immediati e monitorare l’andamento del funzionamento.
Il sostegno è un atto professionale dello Psicologo e può avere rilevanza clinica. Non per questo deve essere confuso automaticamente con l’attività psicoterapeutica. Approfondimento: Sostegno psicologico dopo un trauma.
Psicotraumatologia e psicoterapia non sono sinonimi
Negare questa equivalenza non significa svalutare la psicoterapia. Quando è presente un PTSD e vi è indicazione per un trattamento specifico, le linee guida contemporanee attribuiscono particolare sostegno a interventi trauma-focused. L’attività psicoterapeutica, nell’ordinamento italiano, resta disciplinata specificamente dall’articolo 3 della Legge 56/1989.
La distinzione va mantenuta in entrambe le direzioni: non chiamare psicoterapia qualunque attività svolta con una persona traumatizzata e non considerare clinicamente irrilevante tutto ciò che non viene qualificato come attività psicoterapeutica.
Ne parlo in modo specifico in Psicotraumatologia e psicoterapia: perché non sono sinonimi.
Prevenire, diagnosticare, sostenere e riabilitare sono funzioni reali della professione. La psicotraumatologia consente di vederle con particolare chiarezza perché costringe a partire non dal nome di una tecnica, ma dalla funzione professionale effettivamente esercitata.
Fonti e riferimenti
- Norma: Legge 18 febbraio 1989, n. 56, artt. 1 e 3.
- Documento istituzionale: CNOP, Atti tipici e riservati della professione psicologica.
- Fonte sanitaria internazionale: WHO, Post-traumatic stress disorder.
- Linea guida: NICE, Post-traumatic stress disorder.
- Linea guida: APA Clinical Practice Guideline for PTSD in Adults.
