C’è una domanda che in psicotraumatologia viene fatta meno spesso di quanto meriterebbe: che cosa non riesci più a fare da quando è successo?
Non riesco più a guidare. Non dormo da solo. Non torno in quel quartiere. Non riesco a concentrarmi abbastanza per lavorare. Evito l’intimità. Ho ridotto quasi tutti gli spostamenti.
Qui il problema non riguarda soltanto i sintomi. Riguarda il funzionamento.
La riabilitazione appartiene alla professione di Psicologo
L’articolo 1 della Legge 56/1989 include le attività di abilitazione-riabilitazione. Il CNOP le descrive anche come azioni orientate a reintegrare e recuperare abilità o competenze modificate, deteriorate o perdute e, quando il recupero non è possibile, a favorire compensazioni appropriate.
È una prospettiva particolarmente concreta dopo un trauma.
Dal sintomo alla vita reale
Una scala clinica può dirci che l’ansia è diminuita. Ma la persona è tornata a vivere?
Ha ripreso a utilizzare i mezzi di trasporto? È tornata al lavoro? Riesce nuovamente a dormire in casa propria? Ha recuperato relazioni e attività che aveva interrotto?
Una persona può continuare a provare una certa quota di paura e, nello stesso tempo, avere recuperato una parte importante della propria autonomia. Per questo la riabilitazione costringe a guardare agli esiti nel mondo reale.
L’evitamento può diventare una limitazione funzionale
Evitare ciò che ricorda un’esperienza dolorosa produce spesso sollievo immediato. Il problema emerge quando il confine dell’evitamento si allarga: prima una strada, poi tutte le strade simili; prima guidare, poi salire su qualunque automobile; prima un luogo affollato, poi uscire di casa.
Nel PTSD l’evitamento è una dimensione clinica centrale. Valutarlo significa anche misurare quanta autonomia stia sottraendo.
Approfondimento: Trauma ed evitamento: quando la paura restringe la vita.
Riabilitare non significa forzare
Recuperare una capacità non equivale a lanciare la persona nella situazione che teme.
Gli obiettivi devono essere proporzionati, concordati e continuamente rivalutati. In alcuni casi occorre prima lavorare su capacità di regolazione, orientamento, gestione dell’attivazione o modifiche ambientali. In altri è necessario affrontare condizioni concomitanti o garantire sicurezza.
Il nome dell’intervento non basta a qualificarlo
Lavorare sul funzionamento compromesso dopo un trauma non diventa automaticamente attività psicoterapeutica soltanto perché esiste un trauma nella storia della persona. Vale però anche il contrario: chiamare «riabilitazione» un percorso non è sufficiente se, nella sostanza, viene svolta un’attività psicoterapeutica.
Il criterio prudente è guardare a finalità, struttura, strumenti e operazioni professionali concretamente realizzate.
La riabilitazione non ha bisogno di essere allargata oltre il proprio significato. Ha già un compito importante: restituire alla persona parti della vita che la sofferenza ha reso meno accessibili.
Per la cornice generale: Psicotraumatologia e atti tipici dello Psicologo.
Fonti e riferimenti
- Norma: Legge 56/1989, art. 1.
- Documento istituzionale: CNOP, Atti tipici e riservati.
- Fonte sanitaria internazionale: WHO, PTSD fact sheet.
- Linea guida: NICE NG116.
