Raccontare di avere vissuto qualcosa di terribile non basta, da solo, per formulare una diagnosi.
L’evento è importante. Ma la diagnosi psicologica riguarda soprattutto come funziona la persona dopo quell’evento. Questa distinzione protegge da una semplificazione molto diffusa: trasformare «mi è accaduto qualcosa di traumatico» in «ho certamente un disturbo traumatico».
La diagnosi è un atto tipico dello Psicologo
L’articolo 1 della Legge 56/1989 comprende esplicitamente la diagnosi tra le attività della professione di Psicologo. Il documento CNOP sugli atti tipici la colloca dentro un processo conoscitivo rivolto alla comprensione del funzionamento psicologico attraverso strumenti quali colloquio, osservazione e, quando appropriato, strumenti psicodiagnostici.
In psicotraumatologia questo significa non limitarsi a chiedere «è accaduto un trauma?», ma domandarsi quali conseguenze abbia avuto, con quale intensità, durata e interferenza.
Che cosa è cambiato?
Una valutazione può esplorare ricordi intrusivi, incubi, evitamento, ipervigilanza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, modificazioni del sonno, ansia, depressione, dissociazione e cambiamenti relazionali.
Ma i sintomi non bastano. Occorre osservare anche il funzionamento: la persona riesce a lavorare, studiare, mantenere relazioni, uscire, prendersi cura di sé e svolgere le attività che prima erano normali?
NICE raccomanda una valutazione complessiva dei bisogni fisici, psicologici e sociali e del rischio. Il funzionamento non è quindi una nota aggiunta alla diagnosi: è parte del quadro.
Screening e diagnosi non sono la stessa cosa
Un questionario sul PTSD può essere utile per individuare persone che meritano un approfondimento, misurare sintomi e osservarne l’andamento. Un punteggio, però, non sostituisce il ragionamento clinico.
La linea guida VA/DoD distingue lo screening dalla conferma diagnostica e richiama l’uso di strumenti clinici strutturati e validati nel processo diagnostico. Il valore dello strumento dipende dal modo in cui viene integrato con storia, colloquio, osservazione, andamento temporale e condizioni contestuali.
«È iniziato dopo» non significa «è causato soltanto da»
La sequenza temporale è un’informazione importante, ma non dimostra da sola la causalità.
Possono essere presenti condizioni precedenti, uso di sostanze, disturbi del sonno, problemi medici, altre forme di psicopatologia o nuovi stress concomitanti. Una diagnosi ben costruita deve mantenere aperte ipotesi alternative e verificare quanto ciascuna sia compatibile con i dati disponibili.
Questo è particolarmente importante quando la cultura del trauma spinge a spiegare retrospettivamente qualunque difficoltà attraverso un singolo evento.
Le risorse fanno parte della valutazione
Una formulazione clinica utile non costruisce soltanto una mappa delle difficoltà. Osserva anche ciò che è rimasto integro: capacità di chiedere aiuto, qualità della rete sociale, attività ancora accessibili, capacità di comprendere le proprie reazioni, strategie spontanee efficaci.
Due persone con sintomi simili possono avere livelli di autonomia e vulnerabilità molto differenti. Per questo una categoria diagnostica orienta, ma non esaurisce la persona.
Valutare significa anche riconoscere quando servono altre competenze
Rischio suicidario, abuso di sostanze, violenza tuttora presente, sospette condizioni neurologiche o mediche e grave disorganizzazione possono richiedere una presa in carico multidisciplinare.
La competenza dello Psicologo non consiste nel ricondurre tutto alla psicologia. Comprende anche la capacità di riconoscere i limiti della propria competenza e di proporre consulenza o invio quando l’interesse della persona richiede altre specifiche competenze.
Una buona diagnosi serve precisamente a questo: non a trovare l’etichetta più forte, ma a prendere decisioni cliniche migliori.
Per il quadro generale: Psicotraumatologia: cosa può fare lo Psicologo dopo un trauma?.
Fonti e riferimenti
- Norma: Legge 56/1989, art. 1.
- Documento istituzionale: CNOP, Atti tipici e riservati.
- Linea guida: NICE NG116.
- Linea guida: VA/DoD Clinical Practice Guideline for PTSD.
- Deontologia: Codice Deontologico degli Psicologi Italiani vigente.
