Una crisi può comparire quando ciò che fino a quel momento permetteva alla persona di mantenere un equilibrio non è più sufficiente.
Una perdita.
Una separazione.
Una diagnosi medica.
Un cambiamento improvviso.
Un conflitto familiare.
Una decisione che modifica profondamente la vita.
Non è necessario che esista un disturbo psicologico perché la sofferenza sia intensa e richieda un intervento professionale.
Sostegno non significa semplice consolazione
Il sostegno psicologico è espressamente compreso nell’articolo 1 della Legge 56/1989.
Questo dato è importante perché impedisce di descriverlo come un’attività informale o residuale.
Sostenere professionalmente una persona non significa soltanto rassicurarla.
Può significare valutare il livello di compromissione, aiutare a organizzare una situazione percepita come caotica, identificare risorse, preservare il funzionamento e favorire strategie di adattamento.
Nella crisi bisogna capire che cosa è urgente
Quando l’attivazione emotiva è molto alta, tutto può apparire contemporaneamente urgente.
Lo Psicologo può aiutare a distinguere.
Che cosa richiede una decisione immediata?
Che cosa può aspettare?
Quali problemi sono realmente controllabili?
Quali risorse possono essere attivate oggi?
Quali persone della rete possono essere coinvolte?
Ridurre la complessità non significa banalizzare.
Significa rendere nuovamente possibile agire.
La valutazione del rischio viene prima della rassicurazione
Non tutte le crisi hanno lo stesso livello di rischio.
In presenza di ideazione suicidaria, grave disorganizzazione, violenza, condizioni mediche acute o altre situazioni potenzialmente pericolose, il semplice sostegno colloquiale può essere insufficiente.
Il professionista deve valutare i limiti della propria competenza e attivare, quando necessario, servizi e altre figure professionali.
Il Codice Deontologico prevede sia il riconoscimento dei limiti di competenza sia l’invio quando l’interesse della persona richiede altre competenze.
Sostenere significa anche proteggere il funzionamento
In una fase critica il primo obiettivo non è sempre produrre una trasformazione profonda.
Può essere impedire un ulteriore deterioramento.
Mantenere ritmi di base.
Preservare relazioni utili.
Ridurre comportamenti che aumentano il rischio.
Aiutare la persona a continuare a svolgere attività essenziali.
Questo tipo di lavoro può avere un forte valore clinico.
La stabilizzazione non è necessariamente un intervento minore.
A volte è esattamente ciò di cui la persona ha bisogno.
La crisi può diventare anche un momento di riorganizzazione
Superata la fase più intensa, può diventare possibile comprendere ciò che l’evento ha messo in evidenza.
Quali equilibri erano già fragili?
Quali risorse hanno funzionato?
Quali strategie non hanno retto?
Che cosa deve essere costruito per affrontare situazioni future?
Il sostegno può così accompagnare un passaggio dall’emergenza alla riorganizzazione.
Non tutte le crisi richiedono lo stesso percorso
Alcune situazioni si risolvono con un intervento circoscritto.
Altre evidenziano problemi che richiedono una valutazione più approfondita o un progetto differente.
La durata non può essere decisa sulla base di una regola astratta.
Deve dipendere dalla domanda, dagli obiettivi, dal beneficio e dall’evoluzione del caso.
Il sostegno psicologico acquista valore proprio quando viene liberato da due equivoci opposti: non è una semplice chiacchierata rassicurante, ma non deve nemmeno essere trasformato automaticamente in qualcosa di diverso da ciò che è.
È una funzione professionale dello Psicologo che può diventare decisiva quando una persona ha bisogno di mantenere o recuperare la possibilità di reggere la propria vita mentre attraversa un passaggio difficile.
Crisi e decisioni irreversibili
Durante una crisi intensa la capacità di valutare alternative può restringersi.
Una persona può sentire di dover prendere subito decisioni definitive su lavoro, relazioni o altri aspetti importanti.
Quando non esiste un’urgenza reale, può essere utile creare tempo.
Rimandare una decisione irreversibile non significa evitare il problema.
Può significare aspettare che l’attivazione diminuisca abbastanza da permettere una valutazione più completa.
Risorse interne e risorse esterne
La retorica dell’autosufficienza può essere dannosa durante una crisi.
Le risorse non sono soltanto caratteristiche individuali.
Sono anche persone, servizi, condizioni materiali, routine, possibilità di chiedere aiuto e accesso a cure appropriate.
Valutare le risorse significa quindi osservare l’intero sistema nel quale la persona vive.
Il sostegno non deve creare dipendenza
In un momento critico è normale che il professionista assuma temporaneamente una funzione di forte riferimento.
Ma, quando la situazione si stabilizza, il lavoro dovrebbe favorire progressivamente la capacità della persona di utilizzare risorse proprie e della rete.
Il Codice Deontologico richiama esplicitamente il rischio di utilizzare indebitamente situazioni di dipendenza.
Questo principio è particolarmente importante nelle fasi di vulnerabilità.
Quando la crisi rivela un problema più strutturato
Non sempre l’intervento termina con il superamento dell’evento acuto.
La crisi può rendere visibile una difficoltà precedente che era rimasta compensata.
In questi casi può essere utile passare da un obiettivo di stabilizzazione a una valutazione più ampia.
Il cambiamento di funzione dovrebbe essere esplicito: la persona deve sapere che cosa si sta iniziando a fare e perché.
La fine del sostegno
Anche un intervento di sostegno necessita di criteri di uscita.
Quando la persona ha recuperato sufficiente stabilità, capacità decisionale e funzionamento, il rapporto può essere ridotto o concluso.
Non è necessario mantenere un intervento soltanto perché è stato utile.
A volte il segno più chiaro che il sostegno ha funzionato è proprio il fatto che non sia più necessario con la stessa intensità.
Questo tema si collega direttamente al invio ad altro professionista e a regolazione emotiva.
Per il quadro generale, vedi anche gli atti tipici dello Psicologo e come si struttura un intervento psicologico.
Le strategie di coping durante una crisi
In una crisi le strategie abituali possono non essere più sufficienti. Valutare il coping significa capire che cosa la persona sta facendo per reggere il carico, quali risposte offrono un aiuto temporaneo e quali, invece, aumentano isolamento, impulsività o sovraccarico. Il sostegno psicologico può aiutare a recuperare strategie già disponibili, costruirne di nuove e riattivare risorse personali e sociali, mantenendo l’attenzione sui rischi e sull’eventuale necessità di altre competenze o servizi.
Fonti essenziali
- Normattiva – Legge 18 febbraio 1989, n. 56, art. 1: https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=089G0090&atto.dataPubblicazioneGazzetta=1989-02-24
- CNOP – Testo vigente del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: https://www.psy.it/la-professione-psicologica/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani/codice-deontologico-vigente/
- CNOP – Documenti, linee guida e atti tipici: https://www.psy.it/aree-tematiche/documenti-linee-guida/documenti/
- CNOP – Scheda Psicologia Clinica: https://www.psy.it/allegati/aree-pratica-professionale/psicologo_clinico.pdf
