Essere autonomi professionalmente non significa essere autosufficienti.
Uno Psicologo competente non è colui che cerca di occuparsi personalmente di qualsiasi problema. È colui che sa riconoscere quando il bisogno della persona richiede competenze diverse o ulteriori rispetto alle proprie.
Il limite del singolo professionista non è il limite della Psicologia
Questa distinzione è fondamentale.
Una determinata attività può rientrare nel campo generale della professione psicologica e, nello stesso tempo, non rientrare nella competenza concreta di quello specifico Psicologo.
Formazione, esperienza, popolazione con cui si lavora, strumenti padroneggiati e contesto clinico fanno la differenza.
L’articolo 5 del Codice Deontologico richiede di mantenere un adeguato livello di preparazione, riconoscere i limiti della propria competenza e utilizzare soltanto strumenti per i quali sia stata acquisita adeguata preparazione.
Non è una formula astratta. Ha conseguenze operative.
Quando può essere utile un altro Psicologo
Uno Psicologo che lavora prevalentemente con adulti può incontrare una situazione complessa dell’età evolutiva che richiede competenze specialistiche.
Chi ha esperienza in psicologia clinica generale può avere bisogno della consulenza di un collega esperto di neuropsicologia, psicologia oncologica o valutazione forense.
L’invio non significa che il problema «non sia psicologico».
Significa che quel problema richiede una preparazione diversa.
Quando serve un professionista di un’altra disciplina
Esistono inoltre situazioni nelle quali la domanda supera il campo della sola Psicologia.
Sintomi fisici possono richiedere valutazione medica.
Una condizione psichiatrica può rendere utile la collaborazione con uno psichiatra.
Difficoltà neurologiche possono richiedere un inquadramento neurologico.
Problemi sociali, legali o riabilitativi complessi possono richiedere altri professionisti.
L’articolo 6 del Codice prevede che, nella collaborazione interdisciplinare, lo Psicologo eserciti la propria autonomia nel rispetto delle competenze altrui.
Collaborare non significa confondere i ruoli.
Invio non significa necessariamente interrompere
A volte un invio sostituisce la presa in carico.
In altri casi la completa.
Lo Psicologo può continuare a occuparsi della dimensione psicologica mentre un altro professionista affronta un problema medico o farmacologico.
La decisione dipende dalla situazione, dal consenso della persona e dalla possibilità concreta di coordinare gli interventi.
Quando più professionisti collaborano, la condivisione di informazioni deve inoltre rispettare riservatezza e necessità. Il Codice prevede che, con altri soggetti tenuti al segreto professionale, siano condivise soltanto le informazioni strettamente necessarie alla collaborazione.
L’articolo 37: una regola chiara
L’articolo 37 del Codice vigente stabilisce che lo Psicologo accetti il mandato esclusivamente nei limiti delle proprie competenze e che, quando l’interesse del committente o del destinatario richieda altre specifiche competenze, proponga consulenza o invio ad altro collega o professionista.
Il criterio è quindi l’interesse della persona, non l’orgoglio professionale.
Come dovrebbe essere comunicato un invio
Un invio mal comunicato può essere vissuto come rifiuto.
È utile spiegare perché viene proposto, quale competenza aggiuntiva si ritiene necessaria e se la collaborazione debba sostituire o integrare l’intervento in corso.
La trasparenza riduce l’idea che «il mio caso è troppo difficile» e permette di leggere l’invio per ciò che dovrebbe essere: una decisione professionale orientata a ottenere la risposta più appropriata.
Saper dire «qui serve un’altra competenza» non diminuisce l’autonomia dello Psicologo.
La rende credibile.
Invio e continuità della relazione
In alcuni casi il momento dell’invio è delicato perché avviene dopo che si è già costruita una relazione di fiducia.
La persona può temere di dover ricominciare da zero.
Quando appropriato, lo Psicologo può facilitare il passaggio attraverso una sintesi delle informazioni necessarie, sempre nel rispetto del consenso e dei limiti di riservatezza.
L’obiettivo è ridurre discontinuità senza trasferire più informazioni del necessario.
Il rischio dell’invio difensivo
Esiste anche il problema opposto: inviare troppo facilmente.
Un professionista può sentirsi insicuro di fronte a una diagnosi o a una situazione complessa e concludere che «non è di sua competenza» senza distinguere tra complessità del caso e reale limite professionale.
L’invio deve essere motivato, non automatico.
Occorre chiedersi quale specifica competenza manca e che cosa l’altro professionista dovrebbe aggiungere.
Collaborazione con il medico
La collaborazione con il medico è frequente quando sintomi psicologici e condizioni fisiche si intrecciano.
Palpitazioni, disturbi del sonno, alterazioni cognitive, dolore e affaticamento possono avere componenti molteplici.
Attribuirli automaticamente a una causa psicologica può essere imprudente.
Allo stesso modo, una condizione medica può avere importanti conseguenze psicologiche che meritano attenzione specifica.
La collaborazione è utile proprio perché permette di evitare riduzionismi.
Second opinion e diritto della persona a scegliere
Proporre una seconda valutazione può essere appropriato quando il quadro è incerto o quando una decisione importante dipende dall’inquadramento.
Il Codice tutela inoltre la libertà di scelta del professionista da parte del cliente o paziente.
L’invio non deve quindi trasformarsi in un obbligo arbitrario verso una persona specifica, salvo condizioni fondate di natura scientifico-professionale previste dal quadro deontologico.
Una rete professionale va costruita prima di averne bisogno
Per lavorare bene è utile conoscere colleghi e professionisti affidabili ai quali poter indirizzare casi che richiedono competenze differenti.
La rete non è un elenco commerciale.
È una risorsa clinica.
Sapere a chi rivolgersi rende l’invio più tempestivo e riduce il rischio di lasciare la persona con una generica indicazione del tipo «cerchi qualcun altro».
La competenza individuale finisce dove finisce la preparazione del singolo. La qualità della presa in carico può invece continuare attraverso una rete ben costruita.
Questo tema si collega direttamente al monitoraggio degli esiti e a sostegno nelle crisi.
Per il quadro generale, vedi anche gli atti tipici dello Psicologo e come si struttura un intervento psicologico.
Fonti essenziali
- CNOP – Testo vigente del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: https://www.psy.it/la-professione-psicologica/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani/codice-deontologico-vigente/
