Molte richieste di aiuto vengono formulate così: «Vorrei non provare più questa emozione».
Non avere più paura.
Non arrabbiarsi.
Non sentirsi tristi.
Non essere travolti dall’ansia.
È comprensibile desiderarlo quando l’esperienza emotiva è intensa. Ma la regolazione emotiva non coincide con l’eliminazione delle emozioni.
Le emozioni non sono errori da cancellare
Paura, rabbia, tristezza, vergogna e ansia possono svolgere funzioni importanti.
Segnalano minacce, perdite, conflitti, violazioni di confini, bisogno di protezione o necessità di adattamento.
Il problema emerge quando intensità, durata o modalità di gestione compromettono significativamente il funzionamento o portano a comportamenti che alimentano la difficoltà.
Lo scopo non è quindi diventare emotivamente neutri.
È aumentare la possibilità di riconoscere ciò che si prova e scegliere come rispondere.
Primo passaggio: dare maggiore precisione all’esperienza
Molte persone descrivono tutto attraverso espressioni generiche: «sto male», «sono nervoso», «mi sento strano».
Imparare a distinguere emozioni e stati differenti può essere già utile.
Ansia e rabbia possono produrre attivazione simile ma condurre a comportamenti differenti.
Vergogna e colpa possono sembrare vicine ma riguardare valutazioni diverse di sé e delle proprie azioni.
La precisione emotiva aumenta le possibilità di comprendere che cosa stia accadendo.
Osservare ciò che viene prima e dopo
Lo Psicologo può aiutare a ricostruire la sequenza.
Che cosa è accaduto?
Quale significato è stato attribuito alla situazione?
Quali sensazioni corporee sono comparse?
Quale impulso?
Che cosa ha fatto la persona?
Che conseguenze ha prodotto quel comportamento?
Questa analisi sposta il lavoro dall’idea vaga di «controllarsi» verso processi osservabili.
Regolare non significa reprimere
Reprimere sistematicamente un’emozione e regolarla non sono la stessa cosa.
La regolazione può comprendere capacità di tollerare temporaneamente un’attivazione, modificare l’interpretazione di una situazione, intervenire sul contesto, scegliere un comportamento alternativo oppure accettare che una parte dell’esperienza non sia immediatamente modificabile.
Le strategie appropriate variano in funzione della persona e del problema.
Non esiste una tecnica universale.
Il comportamento è spesso il punto decisivo
Una persona può non riuscire a scegliere quale emozione provare, ma può aumentare progressivamente la propria possibilità di scegliere che cosa fare mentre la prova.
Tra rabbia e aggressione esiste una differenza.
Tra paura ed evitamento automatico esiste una differenza.
Tra tristezza e isolamento completo esiste una differenza.
Il lavoro clinico può concentrarsi proprio su questo spazio di scelta.
Funzione professionale e competenza concreta
Interventi sulla regolazione emotiva possono inserirsi in differenti funzioni psicologiche, a seconda del caso: sostegno, prevenzione, abilitazione-riabilitazione o altri interventi appropriati.
La denominazione, però, non sostituisce la competenza.
Il Codice Deontologico richiede allo Psicologo di utilizzare soltanto strumenti per i quali possieda preparazione adeguata e metodologie sostenute da riferimenti scientifici.
Questo evita un errore frequente: considerare qualsiasi tecnica sulle emozioni automaticamente appropriata perché appare semplice.
L’obiettivo è maggiore flessibilità
Una buona regolazione emotiva non significa essere sempre calmi.
Significa disporre di un repertorio più ampio di risposte.
A volte sarà utile tollerare.
A volte esprimere.
A volte cambiare situazione.
A volte chiedere aiuto.
A volte aspettare che l’intensità diminuisca prima di decidere.
La salute emotiva non consiste nell’avere soltanto emozioni piacevoli. Consiste anche nel poter attraversare quelle spiacevoli senza perdere sistematicamente autonomia, relazioni e capacità di scelta.
Strategie differenti possono funzionare in momenti differenti
Una delle caratteristiche della buona regolazione è la flessibilità.
Distrarsi può essere utile per superare un picco emotivo, ma diventare evitamento se utilizzato sempre.
Esprimere la rabbia può essere importante, ma non giustifica comportamenti aggressivi.
Analizzare un problema può essere utile, ma trasformarsi in ruminazione quando non produce più decisioni.
Il criterio non è la strategia in astratto, ma la sua funzione nel contesto.
Il corpo fa parte della regolazione
Le emozioni hanno componenti fisiologiche.
Sonno, affaticamento, sostanze, dolore e condizioni mediche possono influire sull’intensità dell’attivazione.
Per questo una valutazione psicologica non dovrebbe ignorare il corpo né attribuire automaticamente ogni variazione a cause psicologiche.
Quando emergono segnali che richiedono valutazione sanitaria, la collaborazione con altri professionisti può essere necessaria.
Regolazione interpersonale
Le emozioni non vengono regolate soltanto individualmente.
Le relazioni possono calmare, amplificare o organizzare l’esperienza emotiva.
Cercare supporto è una strategia legittima.
Il problema può emergere quando la regolazione dipende esclusivamente da rassicurazioni continue o dalla presenza costante di un’altra persona.
Il lavoro psicologico può quindi includere anche il modo in cui la persona utilizza le relazioni per gestire i propri stati interni.
Non patologizzare l’emozione congrua
Una tristezza dopo una perdita, paura di fronte a un pericolo reale o rabbia di fronte a un’ingiustizia non sono automaticamente segni di disturbo.
L’intensità emotiva deve essere letta rispetto al contesto.
Lo Psicologo deve evitare di trasformare ogni sofferenza in patologia e, nello stesso tempo, riconoscere quando durata, pervasività e conseguenze richiedono un approfondimento.
Dalla regolazione all’autoregolazione
Il rapporto con lo Psicologo può inizialmente offrire una struttura esterna: aiutare a nominare, organizzare e comprendere ciò che accade.
Ma uno degli obiettivi possibili è che queste capacità diventino progressivamente più disponibili alla persona anche fuori dal setting.
Il passaggio dalla regolazione condivisa all’autoregolazione rappresenta, quando appropriato, un aumento concreto di autonomia.
Questo tema si collega direttamente al psicoeducazione e a sostegno nelle crisi.
Per il quadro generale, vedi anche gli atti tipici dello Psicologo e come si struttura un intervento psicologico.
Strategie di coping e regolazione emotiva
Le strategie di coping sono i modi con cui una persona affronta richieste, stress e difficoltà. Non sono efficaci o inefficaci in assoluto: una strategia può ridurre il disagio nell’immediato ma diventare rigida o controproducente nel tempo. Nel lavoro sulla regolazione emotiva lo Psicologo può quindi osservare quali strategie vengono utilizzate, in quali contesti funzionano e quando, invece, evitamento, controllo eccessivo o ricerca continua di rassicurazione contribuiscono a mantenere il problema. L’obiettivo non è imporre una risposta standard, ma ampliare la flessibilità con cui la persona può affrontare situazioni differenti.
Fonti essenziali
- Normattiva – Legge 18 febbraio 1989, n. 56, art. 1: https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=089G0090&atto.dataPubblicazioneGazzetta=1989-02-24
- CNOP – Testo vigente del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: https://www.psy.it/la-professione-psicologica/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani/codice-deontologico-vigente/
