«Voglio stare meglio» è una richiesta perfettamente comprensibile.
Ma per progettare un intervento psicologico bisogna capire che cosa significhi, nella vita concreta di quella persona, stare meglio.
Un obiettivo clinico non serve a burocratizzare il rapporto. Serve a dare una direzione al lavoro e a rendere possibile una domanda fondamentale: ciò che stiamo facendo sta aiutando?
Dagli obiettivi generali agli indicatori osservabili
Una persona può desiderare di essere «meno ansiosa».
Approfondendo, può emergere che ciò che realmente vuole recuperare è la possibilità di usare i mezzi pubblici, sostenere un esame, parlare durante una riunione o dormire senza passare ore in allarme.
Il secondo livello è più utile perché collega l’esperienza interna al funzionamento.
Lo stesso vale per espressioni come «voglio avere più autostima», «voglio essere più sicuro» o «voglio superare questa fase».
Non vanno eliminate. Vanno tradotte, insieme alla persona, in cambiamenti che possano essere riconosciuti.
Obiettivi diversi per funzioni professionali diverse
L’articolo 1 della Legge 56/1989 comprende prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico.
Queste funzioni possono implicare obiettivi differenti.
Nel sostegno l’obiettivo può riguardare la capacità di reggere una condizione critica, mantenere funzionamento o utilizzare risorse disponibili.
Nell’abilitazione può essere lo sviluppo di una capacità.
Nella riabilitazione può riguardare recupero, compensazione o maggiore autonomia.
Nella prevenzione può consistere nel ridurre fattori di rischio o riconoscere precocemente segnali di peggioramento.
Definire l’obiettivo aiuta quindi anche a descrivere meglio la natura dell’intervento.
Un obiettivo deve essere condiviso, non imposto
Lo Psicologo possiede competenze professionali, ma non è proprietario degli scopi di vita della persona.
Il Codice Deontologico tutela autonomia e autodeterminazione e richiede al professionista di non imporre il proprio sistema di valori.
Questo significa che un obiettivo clinicamente ragionevole deve essere anche significativo per la persona.
Possono esistere divergenze.
Il professionista può ritenere prioritario un aspetto che il paziente considera secondario. Queste differenze vanno discusse, non risolte attraverso l’autorità.
La collaborazione non elimina l’asimmetria delle competenze, ma impedisce che l’intervento diventi un progetto costruito unilateralmente sul paziente.
Obiettivi e flessibilità
Definire un obiettivo non significa fissarlo per sempre.
Una valutazione iniziale può essere incompleta.
Durante il percorso possono emergere nuove informazioni.
Un obiettivo può rivelarsi irrealistico, troppo generico o meno importante di quanto sembrasse.
La revisione non è un fallimento.
È parte del metodo.
Senza obiettivi è difficile monitorare
Se non sappiamo che cosa dovrebbe cambiare, è difficile valutare l’esito.
Una relazione può essere positiva.
Gli incontri possono essere interessanti.
La persona può sentirsi ascoltata.
Sono tutti elementi importanti, ma non sostituiscono la verifica rispetto agli obiettivi per i quali l’intervento è stato avviato.
Gli obiettivi permettono di osservare miglioramenti, stalli e peggioramenti.
Permettono anche di riconoscere quando un percorso può terminare perché ciò che doveva essere raggiunto è stato raggiunto.
La direzione deve restare umana
Non tutto ciò che conta è facilmente quantificabile.
Alcuni cambiamenti riguardano maggiore libertà di scelta, migliore comprensione di sé, capacità di stare in una relazione difficile senza perdere i propri confini.
Anche questi obiettivi possono essere descritti e verificati senza ridurli a un numero.
Il punto non è misurare tutto.
È sapere perché si sta lavorando e poter discutere apertamente se il percorso stia avvicinando la persona alla vita che desidera condurre.
Obiettivi di processo e obiettivi di esito
È utile distinguere ciò che la persona fa durante il percorso da ciò che dovrebbe cambiare nella sua vita.
Partecipare regolarmente agli incontri, compilare un diario o esercitarsi in una strategia sono obiettivi di processo.
Tornare a guidare, ridurre l’evitamento o recuperare una routine significativa sono obiettivi di esito.
Confondere i due livelli può far sembrare efficace un percorso soltanto perché il paziente esegue diligentemente le attività previste.
La domanda rimane: quelle attività stanno producendo il cambiamento desiderato?
Obiettivi realistici non significa obiettivi modesti
Realismo non significa accontentarsi.
Significa collegare l’obiettivo alle condizioni effettive della persona e alle conoscenze disponibili.
Promettere l’eliminazione completa di ogni emozione spiacevole o la certezza di non ricadere mai può creare aspettative infondate.
Un obiettivo può essere ambizioso e, nello stesso tempo, formulato senza garanzie irrealistiche.
Quando il paziente e lo Psicologo vogliono cose diverse
Può accadere che la persona desideri un cambiamento che il professionista ritiene non ottenibile, rischioso o estraneo alla propria competenza.
Oppure lo Psicologo può considerare prioritario un obiettivo che la persona non condivide.
Queste divergenze devono essere rese esplicite.
A volte si trova una formulazione comune. In altri casi il disaccordo può indicare che il mandato non è sufficientemente condiviso e che bisogna rivalutare il percorso.
Obiettivi e fine dell’intervento
Definire obiettivi aiuta anche a concludere.
Se il cambiamento desiderato è stato raggiunto in misura sufficiente e la persona possiede strumenti adeguati per mantenerlo, continuare per inerzia può non essere necessario.
Al contrario, se gli obiettivi rimangono lontani nonostante un tempo ragionevole, occorre rivalutare ciò che si sta facendo.
In questo senso gli obiettivi proteggono sia dal percorso infinito sia dall’interruzione prematura.
Danno al rapporto professionale una direzione e un criterio per discutere, insieme, quando quella direzione debba essere mantenuta, modificata o considerata raggiunta.
Questo tema si collega direttamente al analisi della domanda e a monitoraggio degli esiti.
Per il quadro generale, vedi anche gli atti tipici dello Psicologo e come si struttura un intervento psicologico.
La definizione degli obiettivi protegge anche l’autonomia della persona: il percorso non dovrebbe trasformarsi in una relazione che prosegue per inerzia o produce dipendenza non necessaria. Per questo è utile collegare obiettivi e verifica degli esiti ai criteri discussi in Quando la psicoterapia può fare più male che bene.
Fonti essenziali
- Normattiva – Legge 18 febbraio 1989, n. 56, art. 1: https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=089G0090&atto.dataPubblicazioneGazzetta=1989-02-24
- CNOP – Testo vigente del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: https://www.psy.it/la-professione-psicologica/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani/codice-deontologico-vigente/
