Una persona può arrivare dallo Psicologo dicendo: «Ho l’ansia», «Non riesco più a stare bene», «Litigo continuamente con il mio partner» oppure «Ho bisogno di parlare con qualcuno». Queste frasi sono importanti, ma non definiscono ancora necessariamente il problema sul quale lavorare.

Uno dei primi compiti clinici consiste proprio nel comprendere la domanda. Non nel senso burocratico di registrare il motivo della consultazione, ma nel senso professionale di chiarire che cosa sta accadendo, che cosa la persona desidera modificare e quale intervento possa essere appropriato.

La richiesta iniziale non coincide sempre con il problema clinico

Due persone possono usare la stessa parola e riferirsi a situazioni molto diverse. «Ansia» può indicare una reazione transitoria a un periodo di sovraccarico, episodi ricorrenti con forte compromissione del funzionamento, paura legata a una specifica situazione, oppure un modo generico per descrivere uno stato di tensione difficile da nominare.

Per questo lo Psicologo non dovrebbe trasformare automaticamente la prima descrizione in una diagnosi o in un programma di intervento.

Occorre esplorare almeno alcuni elementi: quando è iniziata la difficoltà, in quali situazioni compare, quanto interferisce con la vita quotidiana, quali tentativi sono già stati fatti, quali risorse sono disponibili e quale cambiamento la persona considera importante.

L’analisi della domanda serve a passare da «sto male» a una rappresentazione più precisa di che cosa significhi, in quel caso concreto, stare male.

Capire che cosa la persona si aspetta dallo Psicologo

Nella domanda rientrano anche le aspettative.

Una persona può desiderare una spiegazione, un sostegno durante una fase critica, una valutazione, un aiuto per sviluppare determinate capacità oppure una risposta immediata su una decisione importante. Talvolta chiede implicitamente al professionista di scegliere al suo posto.

Il compito dello Psicologo non è aderire automaticamente all’aspettativa iniziale. È chiarire che cosa può realisticamente offrire, con quali finalità e con quali limiti.

Il Codice Deontologico vigente richiede che, nella fase iniziale del rapporto, vengano fornite informazioni adeguate e comprensibili sulle prestazioni, sulle finalità e sulle modalità dell’intervento. Questo rende l’analisi della domanda anche una questione di trasparenza professionale.

Dalla domanda all’obiettivo

Una domanda sufficientemente chiarita permette di formulare obiettivi più utili.

«Voglio stare meglio» può trasformarsi, per esempio, in «voglio riuscire a tornare a frequentare alcune situazioni che oggi evito», «voglio comprendere perché in determinate relazioni reagisco sempre nello stesso modo», oppure «voglio recuperare un livello di funzionamento che ho perso dopo un evento critico».

L’obiettivo non deve essere rigido né definitivo. La comprensione del caso può cambiare nel tempo. Ma avere una direzione consente di scegliere strumenti coerenti e di verificare successivamente se l’intervento stia producendo beneficio.

La domanda orienta anche il confine della competenza

Comprendere bene la domanda serve inoltre a stabilire se il professionista possieda le competenze adeguate.

L’articolo 5 del Codice Deontologico richiede allo Psicologo di riconoscere i limiti della propria competenza e di utilizzare soltanto strumenti per i quali abbia acquisito adeguata preparazione. L’articolo 37 prevede che, quando siano necessarie altre competenze, venga proposta una consulenza o un invio.

Questa distinzione è essenziale: non tutto ciò che appartiene in generale alla Psicologia rientra automaticamente nella competenza concreta di ogni singolo Psicologo.

Prima il problema, poi il metodo

Nella pratica clinica esiste una tentazione ricorrente: partire dalla tecnica che il professionista conosce meglio e cercare poi di adattarvi il problema.

L’ordine dovrebbe essere opposto.

Prima si comprende la domanda. Poi si costruisce una valutazione sufficientemente solida. Solo dopo si decide che cosa fare.

Questo principio protegge dalla standardizzazione eccessiva e mantiene al centro la persona.

L’articolo 1 della Legge 56/1989 descrive la professione di Psicologo attraverso strumenti conoscitivi e di intervento utilizzati per prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico. L’analisi della domanda non sostituisce queste funzioni: contribuisce a capire quale funzione sia pertinente, con quale obiettivo e in quale forma.

Una buona consultazione psicologica comincia quindi prima della tecnica. Comincia quando una richiesta ancora generica diventa un problema comprensibile, condiviso e sufficientemente definito da poter essere affrontato con responsabilità.

Una domanda può cambiare durante il percorso

La formulazione iniziale non deve essere considerata immutabile. Una persona può arrivare convinta che il problema sia esclusivamente lavorativo e scoprire, durante la valutazione, che la difficoltà coinvolge anche sonno, relazioni e capacità di recupero. Oppure può iniziare chiedendo semplicemente di «gestire l’ansia» e rendersi conto che il problema principale è l’evitamento progressivo di situazioni importanti.

Questo non significa che lo Psicologo debba cercare sempre un problema più profondo rispetto a quello dichiarato. Significa mantenere la possibilità di aggiornare la comprensione quando emergono dati nuovi.

L’analisi della domanda è quindi iniziale ma anche dinamica: accompagna il passaggio dalla richiesta al progetto e permette di verificare se il lavoro sta continuando a rispondere al bisogno reale della persona.

Il rischio di trasformare ogni richiesta in un percorso

Esiste anche un problema di appropriatezza. Non ogni consultazione deve trasformarsi automaticamente in un trattamento continuativo.

Talvolta alcuni colloqui di valutazione e orientamento possono essere sufficienti. In altri casi può emergere che la domanda non richiede un intervento psicologico continuativo oppure che la risposta più appropriata debba provenire da un altro professionista o servizio.

La qualità clinica comprende anche la capacità di non ampliare artificialmente la prestazione.

Una domanda ben analizzata può quindi portare a iniziare un percorso, modificarne la forma, limitarlo oppure non iniziarlo affatto.

Un criterio utile: sapere che cosa dovrebbe essere diverso

Al termine della fase iniziale dovrebbe essere possibile formulare, almeno provvisoriamente, una frase semplice: «Se questo intervento sarà utile, che cosa dovrebbe essere diverso nella vita della persona?».

Non sempre la risposta sarà immediatamente misurabile, ma dovrebbe essere sufficientemente concreta da orientare il lavoro.

Questa domanda collega analisi della domanda, definizione degli obiettivi e monitoraggio degli esiti. Evita che il rapporto professionale venga mantenuto soltanto perché «si continua a parlare» e consente di verificare nel tempo se l’intervento conserva una direzione clinicamente sensata.

Questo tema si collega direttamente al colloquio clinico e a definizione degli obiettivi.

Per il quadro generale, vedi anche gli atti tipici dello Psicologo e come si struttura un intervento psicologico.

Fonti essenziali