Dopo un evento grave è comprensibile voler intervenire subito. Il problema è che intervenire presto non significa necessariamente intervenire molto.
Una delle competenze più delicate della psicotraumatologia consiste nel distinguere chi necessita di un intervento clinico strutturato da chi ha soprattutto bisogno di sicurezza, informazioni attendibili, sostegno, rete sociale e tempo.
Soffrire non significa necessariamente ammalarsi
La WHO ricorda che molte persone esposte a eventi potenzialmente traumatici non sviluppano PTSD. Nelle prime fasi possono comparire paura, insonnia, immagini intrusive, irritabilità, maggiore vigilanza, difficoltà di concentrazione o evitamento.
Queste reazioni non vanno minimizzate. Ma non devono neppure essere trasformate automaticamente nella prova di un disturbo.
Prevenire non significa trattare tutti
La prevenzione è una delle funzioni espressamente attribuite allo Psicologo dall’articolo 1 della Legge 56/1989.
Dopo un evento potenzialmente traumatico può significare offrire informazioni corrette, osservare il livello di funzionamento, individuare fattori di vulnerabilità, riconoscere chi richiede maggiore attenzione e programmare un monitoraggio.
NICE contempla, per alcune persone con sintomi sottosoglia nel primo mese, anche il monitoraggio attivo con follow-up concordato. Non è passività. È osservazione clinica organizzata.
Non sempre raccontare tutto subito aiuta
Per molti anni ha avuto fortuna l’idea che fosse utile far ricostruire rapidamente e sistematicamente l’evento a tutte le persone coinvolte.
Le linee guida contemporanee richiedono maggiore prudenza. NICE raccomanda di non utilizzare il psychologically-focused debriefing come intervento di prevenzione o trattamento del PTSD.
Questo non significa impedire alla persona di parlare. Se desidera raccontare, il suo racconto va accolto. La differenza è tra offrire uno spazio e trasformare la rievocazione dettagliata in un obbligo.
La traiettoria conta più della fotografia
Un singolo giorno può dire poco. È il movimento nel tempo a diventare informativo.
La persona dorme gradualmente meglio o sempre peggio? Sta recuperando attività oppure ne sta abbandonando altre? L’evitamento si restringe o si espande? Il senso di pericolo diminuisce oppure comincia a organizzare l’intera giornata?
Queste domande permettono di riconoscere precocemente una traiettoria problematica senza trasformare ogni reazione iniziale in diagnosi.
Prevenire significa anche proteggere il recupero
La prevenzione non consiste soltanto nel cercare una patologia prima che diventi grave. Significa anche non ostacolare la capacità della persona di recuperare.
La WHO indica il sostegno sociale tra i fattori associati a un minor rischio di PTSD. Famiglia, amici, sicurezza, condizioni materiali e possibilità di riprendere gradualmente la quotidianità non sono elementi esterni alla psicologia: modificano il contesto nel quale la persona tenta di riorganizzarsi.
Per il quadro completo degli atti tipici: Psicotraumatologia e ruolo dello Psicologo.
Fonti e riferimenti
- Norma: Legge 56/1989, art. 1.
- Fonte sanitaria internazionale: WHO, PTSD fact sheet.
- Linea guida: NICE NG116.
- Documento operativo internazionale: WHO, Psychological First Aid.
