In oncologia il termine distress descrive una sofferenza che può coinvolgere emozioni, pensieri, relazioni, problemi pratici e capacità di affrontare la malattia. È utile anche perché non trasforma automaticamente ogni difficoltà in un disturbo psicologico.
Gli strumenti di screening consentono di individuare rapidamente persone che potrebbero avere bisogno di un approfondimento. Il loro compito, però, è segnalare: non spiegare.
Lo stesso punteggio può raccontare storie diverse
Una persona può essere molto preoccupata per un controllo imminente, un’altra può vivere un conflitto familiare, un’altra ancora può essere stremata dagli effetti delle cure. Lo stesso livello di distress può quindi nascere da problemi differenti.
Dallo screening alla valutazione
La valutazione dello Psicologo può approfondire durata, intensità, situazioni che attivano il disagio, conseguenze sul funzionamento e risorse disponibili. Può distinguere una difficoltà transitoria da una situazione che richiede una presa in carico diversa.
La letteratura sul distress oncologico mostra che introdurre uno screening, da solo, non garantisce automaticamente migliori esiti: occorrono approfondimento, accesso ai servizi e interventi appropriati.
Il distress cambia nel tempo
Una persona può stare relativamente bene durante una fase delle cure e incontrare maggiori difficoltà in prossimità di un controllo o al termine del trattamento. Il distress non è una fotografia definitiva.
Quale intervento può essere indicato
Può essere appropriato un intervento di prevenzione psicologica, un percorso di sostegno o, quando il problema riguarda recupero e riorganizzazione del funzionamento, un intervento di abilitazione-riabilitazione.
Riferimenti essenziali
- AIOM, linee guida sull’assistenza psicosociale dei malati oncologici.
- NCCN, Distress Management.
- Letteratura scientifica sul distress screening in oncologia.
