Un paziente racconta di avere paura di essere lasciato, evita alcuni conflitti, controlla frequentemente il comportamento del partner e cerca rassicurazioni dopo una discussione. Inserendo questi elementi in un modello linguistico è relativamente facile ottenere una spiegazione psicologica coerente.
Ed è proprio qui che comincia il problema: una spiegazione coerente non è necessariamente una spiegazione vera.
La plausibilità linguistica non costituisce evidenza clinica
I grandi modelli linguistici sono molto efficaci nel costruire connessioni tra informazioni. Questo li rende interessanti per generare ipotesi e, nello stesso tempo, pericolosamente convincenti quando l’ipotesi è debole.
Se lo Psicologo descrive alcuni comportamenti, il sistema può costruire una narrazione nella quale quegli elementi assumono un significato unitario. Il fatto che la storia “tenga insieme” non dimostra però che rappresenti il funzionamento della persona.
Generare ipotesi è diverso dal verificarle
Il modo più interessante di utilizzare un modello nella formulazione consiste nel moltiplicare, non nel restringere prematuramente, le possibilità. Si può chiedere di produrre formulazioni alternative che non condividano la stessa spiegazione causale, di indicare quali dati sarebbero difficili da spiegare con ciascuna ipotesi o quali informazioni aggiuntive servirebbero.
Questa funzione completa l’uso dell’AI nel ragionamento clinico dello Psicologo: non chiedere alla macchina di scegliere l’ipotesi vincente, ma usarla per rendere più difficile accontentarsi della prima.
Il modello riceve già un caso selezionato
L’AI non incontra il paziente. Incontra la descrizione che lo Psicologo decide di fornirle. Questa descrizione è già il risultato di una selezione. Se il professionista considera particolarmente importante un elemento tenderà a includerlo; se non ha colto un dato, il sistema non potrà recuperarlo magicamente.
Può così nascere un’illusione di indipendenza: lo Psicologo produce implicitamente il framing e l’AI restituisce una formulazione compatibile con quel framing. Sembra una seconda opinione, ma può essere un’elaborazione sofisticata della prima.
Il significato non è contenuto soltanto nelle parole
Nel colloquio psicologico la stessa frase può assumere significati differenti in funzione del momento, della storia della relazione e di ciò che è avvenuto prima. Una pausa, una battuta o una contraddizione possono acquisire significato soltanto nel tempo.
Anche sistemi multimodali più sofisticati restano sistemi inferenziali. Riconoscere un pattern in voce, testo o comportamento non equivale ad accedere direttamente allo stato mentale della persona.
Una formulazione deve poter essere messa in crisi
Una formulazione utile non è quella che riesce a spiegare qualsiasi cosa. È quella che permette anche di riconoscere quando i fatti non la sostengono più. Se l’AI aiuta lo Psicologo ad aumentare il numero delle ipotesi, separare osservazioni e interpretazioni e cercare elementi disconfermanti, può avere una funzione reale.
Resta però subordinata al principio generale dell’aumento cognitivo senza delega clinica: raccontare bene una persona non equivale a conoscerla.
