Osservare professionalmente una persona non significa possedere una capacità speciale di leggerne la mente.
L’osservazione clinica è molto più sobria: consiste nel raccogliere informazioni rilevanti rispetto a una domanda e nel distinguere con attenzione ciò che viene osservato da ciò che viene inferito.
Dato e interpretazione sono due cose diverse
«Durante quel passaggio del colloquio la persona ha abbassato lo sguardo» è un dato osservativo.
«Ha abbassato lo sguardo perché prova vergogna» è già un’interpretazione.
La seconda può essere plausibile. Ma potrebbe essere sbagliata.
La persona potrebbe essere imbarazzata, stanca, concentrata, abituata a comunicare in quel modo o influenzata da molte altre variabili.
Questa distinzione apparentemente semplice protegge da uno dei rischi principali del ragionamento clinico: trasformare un’impressione in una certezza.
Che cosa può osservare lo Psicologo
A seconda del contesto, l’osservazione può riguardare comportamento, modalità di interazione, variazioni emotive, capacità di mantenere l’attenzione, modo di affrontare un compito, strategie utilizzate, comunicazione verbale e non verbale.
L’obiettivo non è accumulare segnali.
È comprendere se alcune regolarità siano pertinenti rispetto al problema che si sta valutando.
Un’informazione assume significato soprattutto quando può essere confrontata con altri dati.
Ciò che la persona racconta è coerente con ciò che accade durante il colloquio?
Il comportamento cambia in determinate condizioni?
Una difficoltà compare sempre o soltanto durante compiti specifici?
Il contesto modifica ciò che osserviamo
Il comportamento osservato nello studio dello Psicologo non rappresenta necessariamente il comportamento abituale della persona.
Essere valutati può aumentare ansia e autocontrollo.
Un ambiente sconosciuto può modificare spontaneità e comunicazione.
La relazione con quello specifico professionista può influire sull’interazione.
Per questo generalizzare richiede prudenza.
L’osservazione clinica è sempre osservazione in un contesto.
L’articolo 7 come regola metodologica
Il Codice Deontologico vigente richiede allo Psicologo di valutare attentamente validità e attendibilità delle informazioni e dei dati sui quali fonda le proprie conclusioni, di considerare quando opportuno ipotesi alternative e di esplicitare i limiti dei risultati.
È una regola deontologica, ma anche una buona regola scientifica.
Ogni osservazione può essere soggetta a errori di selezione, conferma e interpretazione.
Se il professionista si convince troppo presto di una spiegazione, tenderà più facilmente a notare ciò che la conferma e a trascurare ciò che la contraddice.
Osservare serve soprattutto a formulare domande migliori
Il valore dell’osservazione non consiste nel produrre etichette immediate.
Spesso serve a generare domande.
«Ho notato che quando parliamo di questa situazione il ritmo del tuo racconto cambia: succede qualcosa di simile anche fuori da qui?»
Una formulazione di questo tipo mantiene aperta la verifica.
Non impone un significato.
Invita la persona a contribuire alla comprensione.
Meno “lettura del corpo”, più metodo
Nel discorso divulgativo il comportamento non verbale viene spesso presentato come un codice: un gesto significherebbe una cosa, una postura un’altra.
La pratica clinica seria è molto più cauta.
Nessun singolo segnale dovrebbe essere trasformato automaticamente in prova di un tratto, di una menzogna o di uno stato interno.
Il comportamento acquista senso attraverso pattern, contesto, confronto tra fonti e ipotesi verificabili.
L’osservazione clinica è quindi utile non perché consenta allo Psicologo di sapere immediatamente che cosa una persona pensa.
È utile perché, insieme al colloquio e agli altri strumenti di valutazione, permette di costruire una conoscenza più ricca mantenendo la distinzione fondamentale tra ciò che vediamo e ciò che pensiamo possa significare.
L’osservatore non è neutrale
La presenza dello Psicologo modifica inevitabilmente la situazione osservata.
Questo vale soprattutto nel colloquio e nelle valutazioni individuali, ma anche nei gruppi e nei contesti organizzativi.
La persona può comportarsi diversamente perché sa di essere osservata. Lo stesso professionista può, attraverso domande, tono, aspettative e modo di interagire, influenzare ciò che accade.
Riconoscere questa influenza non rende l’osservazione inutile. La rende più realistica.
Bias di conferma e ancoraggio
Se lo Psicologo riceve prima del colloquio un’ipotesi diagnostica molto forte, può tendere inconsapevolmente a notare soprattutto elementi compatibili con quella ipotesi.
È il bias di conferma.
L’ancoraggio consiste invece nel dare un peso eccessivo alla prima informazione ricevuta.
La difesa più utile non è pretendere di non avere bias, ma utilizzare procedure che ne riducano l’effetto: ricercare dati contrari, considerare ipotesi alternative, distinguere osservazioni da inferenze e documentare i passaggi principali del ragionamento.
Osservazione naturalistica e osservazione in setting
Ciò che avviene nello studio è soltanto una parte del funzionamento della persona.
In alcuni ambiti può essere utile osservare il comportamento in contesti più vicini alla vita quotidiana o raccogliere informazioni da fonti ulteriori, quando appropriato e nel rispetto del consenso e della riservatezza.
Il significato di un comportamento può cambiare radicalmente a seconda del contesto.
Una difficoltà attentiva osservata soltanto in un compito monotono non equivale necessariamente a una difficoltà generalizzata.
Documentare senza trasformare tutto in dato
Annotare osservazioni rilevanti può migliorare continuità e verificabilità del lavoro.
Ma non ogni gesto merita di essere registrato e interpretato.
La documentazione professionale dovrebbe rimanere proporzionata allo scopo.
L’osservazione clinica è utile quando seleziona ciò che può realmente migliorare la comprensione del caso, non quando moltiplica dettagli privi di significato operativo.
La buona osservazione è quindi disciplinata da una domanda: questa informazione cambia qualcosa nella valutazione, nella formulazione o nelle decisioni cliniche? Se la risposta è no, probabilmente non merita il peso che le stiamo attribuendo.
Questo tema si collega direttamente al colloquio clinico e a formulazione del caso.
Per il quadro generale, vedi anche gli atti tipici dello Psicologo e come si struttura un intervento psicologico.
Fonti essenziali
- CNOP – Testo vigente del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: https://www.psy.it/la-professione-psicologica/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani/codice-deontologico-vigente/
- CNOP – Parere sulla diagnosi psicologica e psicopatologica: https://www.psy.it/allegati/parere_diagnosi.pdf
