C’è una domanda che molti Psicologi si sentono rivolgere poco dopo l’abilitazione o l’iscrizione all’Albo: «Quale scuola di psicoterapia farai?»

La domanda sembra normale, ma contiene già una risposta. Presuppone che una scuola ci sarà e che resti soltanto da scegliere quale. Prima, però, ce n’è un’altra: «Vuoi esercitare attività psicoterapeutica?»

Non tutti gli Psicologi lo vogliono. E non c’è nulla di incompleto, in questo.

Uno Psicologo può decidere di acquisire anche la specifica formazione richiesta per esercitare psicoterapia. Può anche costruire il proprio percorso professionale in altre direzioni. Il punto non è stabilire quale scelta sia migliore in assoluto, ma quale formazione serva davvero rispetto al lavoro che si vuole svolgere.

La scuola di psicoterapia non è il completamento obbligatorio della professione

L’idea di una sequenza quasi automatica — laurea, abilitazione, Albo, scuola di psicoterapia — è culturalmente molto diffusa. Ma non coincide con il modo in cui la professione è definita dalla legge.

L’articolo 1 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56 attribuisce alla professione di Psicologo l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e il sostegno in ambito psicologico. Comprende inoltre sperimentazione, ricerca e didattica.

Questa è già la definizione di una professione. Non la descrizione di una fase provvisoria che acquista valore soltanto dopo una scuola di psicoterapia.

L’articolo 3 disciplina invece una questione specifica: l’esercizio dell’attività psicoterapeutica. Per esercitarla è richiesta la specifica formazione professionale prevista dalla norma.

La distinzione è semplice ma importante: la formazione in psicoterapia è necessaria per esercitare psicoterapia; da questo non deriva che ogni Psicologo debba volerla esercitare.

Prima di scegliere una scuola, bisognerebbe scegliere una direzione

Una scuola di psicoterapia richiede anni di studio, tirocinio, supervisione e un investimento economico rilevante. Proprio per questo merita una scelta consapevole.

La domanda utile non è soltanto «quale orientamento mi piace?». Prima vengono domande più elementari: che cosa voglio fare come Psicologo? Con quali persone voglio lavorare? Quali problemi voglio imparare ad affrontare? Quali competenze mi servono davvero?

Uno Psicologo può essere interessato soprattutto alla diagnosi e alla valutazione psicologica. Un altro alla riabilitazione. Altri ancora alla neuropsicologia, alla psicologia scolastica, alla psicologia del lavoro e delle organizzazioni, alla psicologia giuridica, alla sessuologia, alla prevenzione, alla ricerca, al sostegno psicologico o alla promozione della salute.

Non esiste una ragione per cui percorsi professionali così diversi debbano necessariamente convergere tutti nella stessa formazione post-lauream.

La formazione dovrebbe seguire il progetto professionale, non sostituirlo.

Anche lavorare in ambito clinico non significa automaticamente fare psicoterapia

È uno dei passaggi sui quali si produce più confusione. A volte si ragiona come se, per lavorare seriamente in ambito clinico, diventasse inevitabile esercitare psicoterapia.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, in un documento del 30 giugno 2022, ha richiamato espressamente che le attività previste dall’articolo 1 della Legge 56/1989 possono essere esercitate nei diversi campi nei quali opera lo Psicologo, compresa l’attività clinica. Nello stesso documento distingue tale quadro dall’attività psicoterapeutica, per la quale richiama il titolo previsto dall’articolo 3.

Clinica e psicoterapia, dunque, non sono sinonimi.

Questo non autorizza a confondere i confini. Uno Psicologo che non possiede i requisiti previsti dall’articolo 3 non può esercitare psicoterapia chiamandola in un altro modo. Allo stesso tempo, il rispetto di quel confine non cancella le attività cliniche proprie dello Psicologo.

Per un approfondimento sul punto, si può leggere la guida agli atti tipici dello Psicologo e all’attività psicoterapeutica.

Non scegliere una scuola di psicoterapia non significa smettere di formarsi

Questa precisazione è indispensabile, perché altrimenti si crea una falsa alternativa: scuola di psicoterapia oppure nessuna formazione.

Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, all’articolo 5, richiede allo Psicologo di mantenere una preparazione e un aggiornamento adeguati ai settori nei quali opera, di riconoscere i limiti della propria competenza e di utilizzare strumenti teorico-pratici per i quali abbia acquisito una preparazione adeguata.

La formazione continua, quindi, non è in discussione. È in discussione l’idea che debba assumere per tutti la stessa forma.

Per uno Psicologo quattro anni di scuola di psicoterapia possono essere perfettamente coerenti con il proprio futuro professionale. Per un altro, quegli stessi anni possono essere investiti in competenze differenti e più pertinenti rispetto al lavoro scelto.

Se interessa capire che cosa offre e che cosa comporta effettivamente questo percorso, ho approfondito il tema nell’articolo Formazione in psicoterapia: che cosa prevede e che cosa significa.

Una formazione può essere utile senza essere necessaria per tutti

Dire che la scuola di psicoterapia non rappresenta una tappa obbligatoria per ogni Psicologo non significa svalutarne il contenuto.

Una formazione può essere culturalmente ricca, clinicamente utile e professionalmente significativa senza trasformarsi, per questo, nel completamento necessario di un’intera professione.

Qui conviene distinguere due parole che spesso vengono sovrapposte: utilità e necessità.

Una scuola può essere utile anche a chi vuole ampliare il proprio modo di leggere i casi, sviluppare competenze relazionali, confrontarsi con un modello teorico o approfondire il lavoro clinico. Diventa invece giuridicamente rilevante come requisito quando si vuole esercitare l’attività psicoterapeutica nei termini previsti dall’articolo 3.

Inoltre, specifici incarichi, concorsi o contesti lavorativi possono richiedere titoli ulteriori. Questi requisiti vanno verificati caso per caso e non devono essere confusi con i requisiti generali per esercitare la professione di Psicologo.

Il problema nasce quando la scuola diventa un rito di passaggio

Se uno Psicologo sceglie una scuola perché desidera realmente formarsi alla psicoterapia, la decisione ha una direzione precisa.

Se invece la sceglie perché teme che, senza quel percorso, resterà professionalmente “a metà”, allora vale la pena interrogare quella convinzione.

Essere Psicologo non è una condizione provvisoria.

La professione ha un proprio perimetro, proprie funzioni e proprie responsabilità. Da lì si possono costruire molte traiettorie: alcune includeranno l’attività psicoterapeutica, altre no.

Non dovrebbe essere necessario acquisire un ulteriore titolo per sentirsi autorizzati a riconoscere il valore della propria professione di base.

Non tutti vogliono esercitare psicoterapia

Dovrebbe essere una frase del tutto normale.

Alcuni Psicologi vogliono dedicare una parte centrale del proprio lavoro alla psicoterapia e, coerentemente, scelgono la formazione specifica necessaria per esercitarla.

Altri vogliono fare altro.

La differenza non stabilisce una gerarchia tra professionisti. Descrive progetti professionali differenti.

Uno Psicologo che non esercita psicoterapia non dovrebbe essere definito soprattutto attraverso ciò che non è. Va guardato per le competenze che possiede, per le attività che svolge, per la qualità della sua formazione e per il modo in cui rispetta i limiti del proprio ruolo.

Allo stesso modo, uno Psicologo che acquisisce la formazione prevista dall’articolo 3 non diventa un’altra professione ordinistica: resta Psicologo e può esercitare anche attività psicoterapeutica. Il linguaggio corrente usa spesso la qualifica di “psicoterapeuta”; sul piano professionale è utile non perdere di vista questa continuità.

La domanda migliore viene prima della scuola

Forse dovremmo smettere di chiedere automaticamente a ogni giovane collega: «Quale scuola di psicoterapia farai?».

La domanda più utile è un’altra: «Che Psicologo vuoi essere?»

Da lì si può ragionare su tutto il resto: ambiti di lavoro, popolazioni, competenze, metodi, formazione, supervisione, esperienza e, quando fa parte del progetto, psicoterapia.

Per alcuni la risposta condurrà a una scuola di psicoterapia. Per altri condurrà altrove.

Entrambe le strade richiedono serietà, aggiornamento e responsabilità.

La differenza sta nel progetto.

Non tutti gli Psicologi hanno bisogno di una scuola di psicoterapia perché non tutti gli Psicologi vogliono esercitare psicoterapia. E la professione di Psicologo non ha bisogno di essere considerata incompleta per riconoscere il valore della formazione psicoterapeutica.

Riferimenti essenziali

Enrico Rizzo, Psicologo